Qualche giorno fa, come tante altre volte durante questa estate, mi siedo alla buonora difronte al mare per godere della pace e della natura prima che il chiosco sulla spiaggia dia fiato alle trombe e che frotte di persone dispieghino il proprio telo per cuocersi al sole.

meditazioneIl mio primo approccio al mare è sempre quello di perdermi con lo sguardo nell’orizzonte dove la linea del mare è tutt’uno con quella del cielo, rimango languida in quel luogo di mezzo per un po’ come se i miei pensieri, spesso poco a fuoco, in quello spazio, abbiano una propria dignità, tutto si perde e si fonde dando vita ad un unicum di #cisonononcisono.

Dopo una decina di minuti prendo posizione, mi siedo a gambe incrociate, cerco il contatto del perineo sul tappeto di sassolini, che è la spiaggia sotto casa, allungo la schiena e sorrido. Sono pronta, ho voglia anche oggi di tornare a casa, dentro di me, nel mio posto sicuro dove trovo sempre qualche nuova risposta a domande sempre in auge. È un po’ di tempo che sto lavorando sulle sfumature della rabbia, quel leggero fastidio che si insinua nelle interlinee di una risposta piccata a una domanda tutto sommato innocente. Mi domando cosa c’è lì in mezzo.

Respiro, lascio che lo spazio si apra dentro di me, i pensieri rallentano, ascolto la risacca, lenta, morbida, una carezza per il cuore; provo gioia per questo momento, gratitudine per tutte le cose che ho e che vivo, incluse quelle che contengono dolore fisico o sofferenza emotiva.

Mentre pronuncio mentalmente, in maniera quasi intuitiva pensieri di gratitudine, una mosca si poggia sul mio braccio, tempo un paio di respiri e il gomito saltella verso l’alto come se ci fosse una molla sotto che è stata attivata. Guardo mentalmente questo movimento e sorrido a me stessa. Una parte di me dice alla proprietaria del braccio: “calma, è solo una mosca. Pratica l’imperturbabilità”.

Adesso siamo in due a meditare ci sono io e la proprietaria del braccio, insieme torniamo al respiro e allo spazio calmo ma la mosca ha pensato che non essendoci altri esseri umani sulla spiaggia poteva forse ricavare qualcosa solo da noi (io e la proprietaria del braccio) e così torna a poggiarsi questa volta sul ginocchio della proprietaria del braccio.

Non è semplice, allora io suggerisco alla proprietaria del braccio e del ginocchio di utilizzare la mosca come oggetto di meditazione e di focalizzare l’attenzione proprio sulle sensazioni che la mosca stimola.

Bene adesso abbiamo un esercizio importante da fare ma la mosca non ha nessuna intenzione di collaborare e vola via, io e la proprietaria del braccio e del ginocchio quasi siamo tristi per questo, ora che ce ne eravamo fatti una ragione, i pensieri non trovano pace:

dov’è finita la mosca? Ma come ora che poteva essermi utile?? Che palle mi è rimasto sul ginocchio un senso di prurito che non posso soddisfare perché sono in meditazione!  

Io mi do un moto di attenzione e mi dico:

va bene, basta con pensieri e formazioni mentali, torna alla domanda che volevi fare questa mattina: cos’è quel piccolo fastidio che sento?

Giusto il tempo di finire la domanda e ricompare la mosca, dietro al collo, alla base delle vertebre cervicali, i sensi ormai sono acuiti, la proprietaria del braccio e del ginocchio subito si mette in stato di allerta, io cerco di tranquillizzarla:

“dai respira, calma, va tutto bene…”

ma lei, che adesso sente distintamente le 6 zampe e le antenne della mosca che si muovono sulla sua schiena comincia a farsi tutti i film:

sarà sicuramente andata a poggiarsi sulla spazzatura, sulla cacca di qualche cane, che schifo tutto questo sulla mia schiena, devo resistere, non posso muovermi, non devo fare niente,

tutto questo mentre io cercavo di spingerla a osservare, a sentire, a percepire:

tranquilla, se riesci stai lì, cosa c’è ora?

e mentre pongo queste domande sento come una presenza sopra di me, fuori da me, ma collegata, che guarda tutta la scena di io che parlo con la proprietaria del braccio e del ginocchio che sente la mosca sul collo; la presenza guarda tutto con leggerezza con la consapevolezza che sta per succedere qualcosa…cavolo ma cosa è? Io me ne accorgo, sento la presenza e anche la proprietaria del braccio e del ginocchio che sente la mosca sul collo se ne accorge, ma il fastidio sale

devo resistere

si ripete,

devo stare ferma

si dice, ma il corpo comincia a essere insofferente e la mascella a irrigidirsi, resiste ancora qualche istante fino a che non si dà una pacca sulla schiena e la mosca vola via. La presenza sorride con amorevolezza, osservando semplicemente la scena; io mi dico:

ecco è questo! è il fastidio che provo! quell’antico fastidio del devi resistere, devi stare ferma senza dire niente, non parlare perché sennò so casini.

Adesso ho capito!!! La proprietaria del braccio e del ginocchio che sentiva le zampe della mosca sul collo adesso è tranquilla e il corpo è nuovamente rilassato; io ho capito cosa mi crea fastidio, cosa comporta e quali sono le radici del passato che lo hanno generato (ma questo è privato e non lo racconto); la presenza è stata la saggezza accogliente e non giudicante che mi ha consentito di osservare tutto dall’esterno per poter capire.

Ecco, torno al sentimento di gratitudine che oggi si è arricchito di un nuovo ulteriore gradino di consapevolezza.

Del resto la meditazione è questo.

MEDITAZIONE CON LA MOSCA – venerdì 30 agosto 2019 – Laura (+2) e la Mosca